Giuseppe Verdi
12.07.2002
LUGLIO MUSICALE TRAPANESE

simone

SIMONE BOCCANEGRA
STEFANO ANTONUCCI

AMELIA
ELMIRA VEDA

JACOPO FIESCO
SVETOSAR RANGELOV

GABRIELE ADORNO
ENRIQUE AMBROSIO

PAOLO ALBIANI
MASSIMILIANO FICHERA

PIETRO
DANILO SERAIOCCO
DIRETTORE D’ORCHESTRA
ROBERTO TOLOMELLI

REGIA,SCENE, COSTUMI, LUCI
MICHAL ZNANIECKI

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SIMON BOCCANEGRA
ovvero
Il mondo dove anche gli uomini piangono

Il Cinema…scusate: Verdi
Simon Boccanegra e l’opera meno convenzionale di Verdi. Modernissima nel suo messaggio senza tempo. Incredibilmente vera nel disegnare i caratteri: le incertezze, le incoerenze, le emozioni e i fallimenti umani.
Sembra la colonna sonora di un film impressionista ed intimista allo stesso tempo.
Una colonna sonora che non sviluppa solo il pathos delle situazioni drammaturgiche ma scava, approfondisce l’umanita dei personaggi.
Questa umanita ha bisogno di primi piani di sfumature musicali, di un mondo concentrato dove lo sguardo segue l’anima del protagonista.
Da qui nasce l’idea di un ottica concentrica dello spazio scenico. Un ‘ ellisse che raccoglie e ci fa vedere solo quello che e’ importante: gli uomini.
Tutto l’apparato operistico e’ superfluo.
Una dimensione cinematografica permette di entrare nelle anime e nell’intimita degli eroi.
L’opera ha una trama complicata. Per raccontarla bisogna affidarsi alle emozioni. La storia da sola non ci aiuta. Stringiamo il campo dunque sui personaggi. Le loro interazioni. Le loro emozioni.
Dipinte con maestria dal maestro Verdi. Gia nella prima scena vediamo Simone un uomo che cade in una trappola e non regge il dolore; delira , mostra subito tutta la sua fragilita.
La sua morte e piena di sospiri, di sogni, di onde del mare…
Un’ umanita che non puo lasciare indifferenti.

Un Outsider…scusate: il Doge
Simone e un uomo libero che sacrifica la propria liberta per amore e si da’ alla politica. Viene incastrato in un meccanismo di potere: da uomo di mare diventa uomo di terra/citta’. Un uomo vero che, seguendo leggi della natura, non si vergogna di perdonare, di piangere e essere mite. Una versione profondamente verdiana lontana dalla storia.
La dimensione storiografica non interessa a Verdi. Gli interessa Simone.
E’ il suo personaggio piu moderno, piu umano, piu affascinante. Un uomo che si scontra con il mondo e i suoi crudeli meccanismi in nome dell’amore. Un uomo che ama profondamente. Un uomo a cui pesa il potere. Un uomo incastrato e scomodo. Il primo rappresentante del risorgimento italiano: “Adria e Venezia hanno patria comune”.
Un modello. Ma pieno di sfumature e debolezze umane. Le lacrime, i mancamenti, la fiducia si intrecciano con il meccanismo freddo e crudele della politica di Paolo.

Nella messinscena Simone sara sempre su un altro piano. Il diaframma di ellisse sempre presente sul palcoscenico stacchera il protagonista dai suo avversari con cui non si e’ mai identificato.
Solo alla fine due mondi combaciano: il mare del corsaro (visione onirica, delirante) entra nelle stanze del doge. Ed allora la voce del popolo chiamera Boccanegra dalla platea.
Simone invoca il mare in aiuto. Per lavare i peccati ? Per ritornare libero? Per darci speranza?
Simone e ormai impotente. Non puo fermare il meccanismo. Un fallimento.

Jago…scusate: Paolo
Paolo e il personaggio chiave dell’opera.
Senza sfumature va avanti nel suo piano distruttivo. Puo essere Iago alle prime esperienze. E’ logico che dopo la fuga passera, sleale, al nemico: cioe a Venezia. Ha tentato diversi metodi di distruzione. Con Adorno ha provato quanto sia potente la gelosia come motore dell’azione: e il meccanismo che sviluppera con il nuovo padrone, Otello. Verdi da’ la possibilita a Paolo di ascoltare, tramare, vincere.
Io come regista gli dono una nuova vita… quella di Iago. Nella messinscena trapanese Paolo non muore . Fugge.
Paolo accende i fuochi della discordia iniziale. Paolo e’ il motore del meccanismo satanico della vita politica di Genova. Paolo si scontra con l’umanita di Simone e la aggira.
Paolo si maledice senza batter ciglio. Un vero satana in persona. Cosi umano. Cosi presente nella nostra vita quotidiana. Mantiene il sangue freddo fino alla fine, suscitando il ribrezzo anche del nemico di Boccanegra, Fiesco.
Un personaggio work in progress: quanti sviluppi puo avere, in quante opere ha tramato, quanti pubblici l’hanno odiato, quanti librettisti ha salvato! Paolo.

La politica…scusate: l’amore
In quest’opera le convenzioni operistiche non funzionano.
Verdi ci fa credere che seguiamo una storia stereotipata e poi ci mostra il personaggio positivo (Fiesco) che maledice la Madonna, il personaggio negativo (Paolo) che chiede amore, il personaggio femminile (Amelia) che si libera da sola dal suo rapitore, il personaggio programmato per uccidere (Adorno) che lascia la vendetta in nome dell’amore.
Il capovolgimento degli stereotipi parte dalla metafora del trono / tomba per finire con lo struggente duetto tra due vecchi perdenti con lo sfondo del mondo bruciato, in nome dei fantasmi.
La Genova di Verdi e’ un grande meccanismo politico dove non c’e’ posto per sentimenti e compromessi. Eppure Simone va gridando “Pace e Amor” per tutta l’opera, finché il mondo della politica, delle trame, delle vendette, crolla. Ma solo alla fine dell’opera.
Sulle rovine di questo mondo, bruciato dall’odio e dalle guerre inutili, Fiesco e Simone scoprono la vanita del potere, l’inutilita del conflitto. Tardi. La coerenza e il coraggio di Simone non vengono premiati: egli muore avvelenato.
Solo il coro capisce fino in fondo il cuore di Simone. Fino alla fine gli sara fedele.
Un finale commovente in cui il coro si puo identificare con il pubblico, e il pubblico col coro.
Un grande inno al perdono e all’amore. Un coro di nozze che diventa un compianto funebre.
L’unico vincente e’ Adorno, che ha deciso di abbandonare conflitto e vendette per amore: ha avuto il coraggio di lasciare la politica e seguire il cuore. Diventera il nuovo doge. Potra’ seguire le orme di Simone Boccanegra o sara’ inghiottito dal meccanismo della storia ? Sara’ abbastanza forte ad ammettere di nuovo : “ io piango” davanti al popolo, davanti ai consiglieri nobili, davanti ai consiglieri popolani e davanti ai Consoli del Mare ? Non ha le onde dove rifugiarsi…