Il regista polacco Michal Znaniecki parla dell’opera che aprira venerdi sera la stagione lirica del Grande
Ecco il mio Don Giovanni
In scena Santa Giulia crocifissa: «E’ l’elemento-chiave di tutto»

di Luigi Fertonani

Al teatro Grande si sta provando in questi giorni il «Don Giovanni» di Mozart, che venerdi 6 ottobre inaugurera la stagione d’opera e di balletto bresciana. E proprio il capolavoro mozartiano costituisce l’allestimento di quest’anno del teatro cittadino.
Durante una pausa delle prove e Michal Znaniecki, il regista polacco che firma questo importante titolo, ad illustrarci il suo lavoro. Entrando in teatro abbiamo notato una scena buia, cupa e notturna, alla cui sommita sta una riproduzione della statua di Santa Giulia crocifissa. E’ dunque questa la cifra stilistica di questo «Don Giovanni», dove entrano personaggi buffi come Leporello ma anche omicidi, spiriti d’oltretomba e cosi via?
«Beh, anzitutto la scena che lei ha visto e quella del cimitero. Ma devo dire che ho rinunciato a trattare quest’opera come lavoro buffo; il suo personaggio principale mi ha portato a raccontare anche un „dolore di vivere”. Anche nella parte dell’opera che non riguarda gli spiriti, l’anima del Commendatore e cosi via, per me la vita di Don Giovanni e gia un vero inferno sulla terra: da come tratta le donne a come viene punito. Questo mi ha portato a limitare un po’ la parte buffonesca, ad esempio in Leporello, che qui dunque emerge piu come personaggio ironico, a volte tagliente che come semplice buffone».
E Don Giovanni, il ruolo principale?
«Don Giovanni e un personaggio eternamente in fuga, nel lavoro di Mozart-Da Ponte. Quindi tutte le nostre idee su un Don Giovanni bellissimo, elegante seduttore, dobbiamo lasciarle al cinema, e a casa. Qui abbiamo un Don Giovanni che non e un eroe, fugge continuamente e oltretutto non ha delle vere e proprie arie importanti come invece Mozart assegna alle donne: da quelle di Donna Elvira a quelle di Donna Anna e addirittura della contadinella Zerlina, contro un Don Giovanni che ha due arie „di servizio” e una Serenata, bellissima ma molto semplice».
Un personaggio in corsa, in fuga insomma…
«Si, la fuga dei personaggi maschili, ma inseguiti dalle donne che si vogliono vendicare, ma anche amare, legare a Don Giovanni. Da qui e partita l’idea di una „citta delle donne” in cui proprio loro sono le vere protagoniste dell’opera: organizzano l’inseguimento, imprigionano Don Giovanni e gli fanno il processo finale. E sanno essere molto piu crudeli del Cielo, in quanto hanno molto da fargli pagare».
Ma c’e d’altra parte una Donna Elvira che tenta continuamente di salvare, di redimere il libertino…
«Si, e proprio Donna Elvira e la donna „vera”, quella che ha delle ricadute e che crede nell’amore. Una donna molto incoerente e in questo anche molto moderna; e anche una perdente, perché il fatto che Don Giovanni venga alla fine punito e per lei un grande dolore. Al posto suo arrivera Santa Giulia che scende dalla croce, e la vendica».
Un simbolo religioso, cristiano, in chiave un po’ dissacrante dopo che tanto scalpore ha destato l’Idomeneo di Mozart in Germania… O, in ambito piu „leggero”, la «crocifissione» della cantante Madonna sul palcoscenico del suo ultimo tour… Non sara una cosa che fara discutere?
«Arrivando a Brescia per allestire questo spettacolo e volendo conoscere la storia di questa citta sono entrato nel Museo di Santa Giulia e li ho visto questa statua di Santa Giulia crocifissa. Era l’epoca della grande discussione sul Codice da Vinci e, vedendo la statua… ho capito il mio Don Giovanni. Ecco la chiave della mia regia. Una donna crocifissa e comunque un simbolo cristiano e per me averla in scena e un onore: sono polacco e sono cattolico, non lo faccio certo per puro scandalo. Se la scelta verra letta cosi, non e davvero un problema mio».